LE NOSTRE MILLE TRADIZIONI DI GUSTO

Sono molto legata alla mia terra di origine e lo mostro attraverso la mia cucina.

I sapori che offre la Campania, sono come una tela sulla quale é facile dipingere, ma che ha pur sempre bisogno di una mano che tenga bene il pennello e che ne riesca ad esaltare le caratteristiche? .

Trovo esaltante poi quando la mia cucina sposa tradizioni come la Pasqua.

Il segreto, in questo caso, é proprio quello di conoscere innanzitutto la storia di un piatto della nostra tradizione, fatta di motivazioni e di una cultura popolare che non é scritta su nessun libro.

Fra i miei prodotti c’é un dolce pasquale della tradizione culinaria del casertano: la PIGNA, anche conosciuto anche come Casatiello dolce.

La storia vuole che il Casatiello Dolce rappresenti metaforicamente , la morte e resurrezione di Cristo? Veniva servito esclusivamente il giorno di pasqua e anche per questo era davvero difficile tenerne lontano tutti e soprattutto i bambini…anche perch? in tanti casi, era l?unico dolce presente a tavola in quelle festività.

Oggi, rifacendosi ai metodi di un tempo, il Casatiello Dolce continua ad essere di difficile esecuzione, perché ha bisogno di tanta attenzione e tempo, e la sua preparazione ha più di un segreto.

A cominciare da una lavorazione lunga e manuale, che serve ad evitare ogni grumo di farina, fino ad ottenere un prodotto simile ad una mollica di pane, chiuso e aromatizzato e quasi faticoso da deglutire e adatto ad essere unito insieme a tutti gli ingredienti, con della pasta madre che abbia superato la sua maturazione?quello che gli anziani chiamano criscito o scriscitato. Non ultima nel procedimento, la sua lievitazione a temperatura costante per lunghe ore.

I racconti di infanzia e i metodi delle nostre nonne, fanno di questo dolce, un ritorno a tempi passati, che é sempre bello rivivere e apprezzare dinanzi ad una tavola.é così che ritrovo i miei affetti ed il calore della festa.

Non manca infine, nelle mie cucine e nei miei forni, la regina della Pasqua : La Pastiera.

Viene preparata il giovedì o il venerdì Santo, per essere gustata nella giornata di Pasqua.

Il Grano é al centro di questa ricetta e la sua preparazione é meticolosa. Viene tenuto in ammollo diverse ore per essere poi cotto per altrettante, attendendo che il chicco di grano si apra e nel rilasciare la sua farina, crei una crema. La amalgama che poi si crea con la ricotta ed altri piccoli segreti, viene poi adagiata su un letto di pasta frolla e rifinita con le classiche striscioline sempre di frolla. Con canditi o senza, con spolvero di zucchero a velo o meno, la pastiera resta la presenza fissa sulle nostre tavole di Pasqua.

Ce ne sarebbe ancora da dire e da raccontare ma il tempo sembra non essere mai abbastanza. E a me piace sfruttare queste occasioni, per raccontarvi un po’ di questo splendido lavoro che faccio.

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