Una cena ispirata a Buddha

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Se non sapete cosa regalarmi, pensate a dei piccoli Buddha, ne ho una sterminata collezione e ormai non è più necessario partire per mete esotiche per acquistarli, se ne trovano di bellissimi nei mercatini dell’usato!

La mia curiosità nei confronti del Buddha mi ha spinta una volta a realizzare una cena con soli 7 ingredienti, ispirati ai 7 Dei della Felicità del buddismo e dello shintoismo.

Da quello che ho letto su di loro, mi pare di aver capito che potrebbero essere sette manifestazioni dello stesso Buddha, quindi una specie di catalogo delle azioni benefiche o delle influenze positive che la saggezza universale può esercitare. Sono mutevoli e cambiano le loro caratteristiche a seconda dei luoghi in cui sono venerati. Sono gli Dei della fortuna, del benessere, della salute e della longevità.

La prima cosa che mi è venuta in mente è il paragone tra gli dei e gli alimenti di cui ci nutriamo: le cose buone e belle che mettiamo sulla nostra tavola ci rendono ogni giorno la vita piacevole, appagano la nostra sete di bellezza, ci mantengono in salute e infondono gioia alla convivialità.

La seconda cosa che ho pensato è che per un cuoco gli Dei sono i prodotti che sceglie per preparare i suoi piatti. Sono loro che ci ispirano, che ci dettano i procedimenti, che ci sostengono negli slanci. E’ a loro che il cuoco deve chiedere aiuto, a loro deve sacrificare il suo tempo, la sua attenzione e le sue energie per conservare la terra, le mani e il sapere. E’ dal confronto tra la loro consistenza e i loro colori, dal loro scontrarsi, sovrapporsi o fondersi che nascono le piacevoli sostanze che contribuiscono a rendere felice il genere umano.

Per giocare con queste analogie, ho cercato di collegare i sette Dei della felicità con sette prodotti che abitualmente utilizzo nella mia cucina.

  • * Ebisu, Dio della Pesca, Bufalo/bufala. In alcuni luoghi Ebisu è anche Dio delle risaie. Con il bufalo si arano i campi di riso. Come il riso, il bufalo ha bisogno dell’acqua, per rinfrescare la sua pelle. In Campania, prima delle bonifiche, i bufali s’immergevano nell’acqua fino al collo. Se si pesca un bufalo si avrà fresca mozzarella e carne saporita.
  • * Daikoku, Dio della Fortuna, Pasta. Per ogni italiano, per ogni campano, l’invenzione della pasta è una fortuna. Il frumento è diventato un inesauribile gioco di forme e di spessori in grado di attirare una miriade di ingredienti.
  • * Benten, Dea delle Arti, Ricotta. La caseificazione è stata una delle prime arti apprese dall’uomo. La ricotta è il prodotto più umile che esce dal caseificio, ma è ricco di sostanze nobili e di plasticità.
  • * Fukurokuju, Dio della Popolarità, Pomodoro. E’ l’ingrediente più popolare, non c’è dubbio. Sa farsi amare, sebbene sia acido. Soprattutto da noi campani.
  • * Bishamon, Dio della Guerra, Pane. Nel pane c’è qualcosa di cruento. Senza pane si soffre la fame, e ci si ribella, si combatte. Gli agronomi italiani combatterono la battaglia del grano, selezionando le varietà più resistenti e produttive. Anche nel pane che uso c’è qualcosa di aggressivo, almeno nel nome: si chiama pane cafone.
  • * Jurojin, Dio della Longevità, Ortaggi. Chi vuole vivere a lungo, deve farsi amico un orto. Anche se “l’orto vuole l’uomo morto”, perché richiede intense e assidue cure.
  • * Hotei, Dio della Giovialità, Riso. Il mio preferito. Cosa c’è di più gioviale del buon riso?

A questo punto vi propongo i piatti della cena realizzata con i 7 ingredienti ispirati ai 7 Dei della Felicità del buddismo e dello shintoismo:

 Pomodoro ramato svuotato e spellato farcito di caprese con fresella al finocchietto decorato con riso venere e un ricciolo di pasta su salsa leggera di ricotta al limone:

Fukurokuju, il pomodoro si fa svuotare e sbucciare. L’acqua che rilascia mentre aspetta a testa in giù serve a bagnare Bishamon, le freselle, che assorbiranno anche il latte che cola mentre tagli Ebisu, la mozzarella di bufala. Anche Hotei, il riso, lessato e saltato in con uno spicchio di scalogno, olio e sale, darà il suo aiuto. Mentre Daikoku, la pasta in forma di fusillo, di presterà a fare la decorazione.

Formella di ricotta con tubetti di pasta di gragnano alla parmigiana di melanzane e cialda di riso per decorazione:

Qui è Benten, la ricotta, lavorata con l’albume d’uovo e appoggiata a una formella, a fare da sacco o da cornucopia. Dentro trovano posto Daikoku, che ha l’aspetto di tubetti di gragnano saltati con Fukurokuju, pomodoro fresco, Jurojin, la melanzana e Ebisu, la mozzarella di bufala. Hotei, il riso, lessato fino alla spappolatura e poi cotto al forno, diventa una cialda che dà una nota croccante al piatto.

Stracotto di Bufalo su purea di piselli buccia di pomodoro essiccata appoggiato su fiocco bianco crostino di pane cafone cialda di pasta e riso decorativo:

La carne di Ebisu, il bufalo, si rosola con Jurojin, sedano, carota e scalogno. Poi cuoce sottovuoto per 7 ore. Ancora Jurojin, i piselli, lessati passati in padella con lo scalogno e frullati, diventano una salsa liscia. Bishamon, il pane tagliato a fette si incontra con le bucce di Fukurokuju, il pomodoro, avanzate dalla prima ricetta e rese croccanti da un passaggio in forno. Hotei, il riso, fa sempre la parte della cialda croccante.

Pacchero farcito alla Confettura di pomodoro coriandoli di ortaggi e crema fredda di ricotta e riso spolverata di pane:

Daikoku, i paccheri, si lessano in acqua con un po’ di zucchero di canna, poi si friggono. Frullando Fukurokuju, il pomodoro, e aggiungendo un baccello di vaniglia, miele e un foglio di gelatina, si fa la confettura. Daikoku, il pacchero, sembra fatto apposta per farsi riempire da Fukurokuju, il pomodoro in confettura. Si frulla anche Benten, la ricotta, e si aggiunge Hotei, cotto con anche lui con zucchero di canna. Si grattugia Bishamon, il pane raffermo, e Jurojin, una mirepoix di verdure, si limita a decorare il piatto.